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E cominciato così: pur di fare il fotografo avrei venduto mia sorella ad una tribù di cannibali.
Nel 79 mi sentivo un professionista, avevo già fatto l’assistente, scattavo reportages e avevo addirittura pubblicato un libro su una giornata passata col Papa. Seppi di Venezia 79 mentre ero di passaggio a Parigi, feci la domanda e miracolo! Fui preso. Venezia fu come giocare in serie A, i più grandi fotografi del mondo erano lì, e potevi fare loro tutte le domande che volevi! Furono mesi eccezionali passati dormendo pochissimo, lavorando come matti e con una felicità diffusa. I maestri erano persone straordinarie, fra tutti ricordo con affetto e tenerezza Aldo Ballo che mi ha insegnato tutto quello che so di fotografia di interni, mi ha nutrito per anni nella cucina dello studio in via Calco a Milano e mi ha aiutato ad ottenere il mio primo incarico con Casa Vogue. Ricordo anche Chris Broadbent che è inglese solo di nascita ma è più affettuoso di un napoletano. Che dire di Oliviero Toscani che scelse le mie foto per essere pubblicate insieme alle sue sulla rivista “Lei”?
I ragazzi che seguivano i corsi sono diventati come fratelli, Renato Sala, che mi sopporta da 40 anni, Joe Oppedisano che chiamo a tutte le ore possibili ed impossibili, Ignacio Urquiza, il messicano diventato la star della fotografia di food, Francesco Longanesi che mi ha offerto un lavoro a Roma appena finita Venezia e che è poi finito a Luna Rossa, e tanti altri ancora : Luisa Valieri, Claudio Gaiaschi,Ross Andelman, Sandra Kunhard, Giorgio Majno, Sergio Bovi Campeggi, Renzo Anti e Lionel Pasquon.